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07/03/2012
Abitare le nostre zone
Dalla campagna ai centri abitati… dal mattone al cemento… cambiamenti ed evoluzione di materiali e tipologie di abitazioni, per tornare a quello che era un tempo

Le zone di confine tra Umbria e Toscana sono, territorialmente parlando, molto simili, grandi spianate, dolci colline, colori intensi osannati da molti artisti. La nostra gente, per motivi di lavoro, praticità e convenienza, ha lentamente cambiato abitudini e necessità, abbandonando le vecchie tipologie di abitazione per quelle più moderne. Cambiano i tempi, cambiano le esigenze.
Noi siamo gente che viene dalla terra. I nostri avi provengono dal lavoro nei campi. Erano i contadini che, durante il Feudalesimo, quando c'erano pochi signori, costituivano la maggioranza della popolazione. Vivevano nelle case coloniche all'interno del feudo in cui dovevano lavorare. Le stesse case coloniche oggi molto ricercate e stimate per la loro struttura ed i loro materiali di pregio. Case divenute di prestigio, adibite per lo più a B&B ed agriturismi, dove chi vi soggiorna resta affascinato dalla bellezza dell'immobile, delle rifiniture e del paesaggio in cui è immerso.
Le case rurali, costruite con mattoni e solai a travi in legno e pianelle, erano sviluppate su due livelli. A piano terra c'erano le stalle ed al primo piano l'abitazione. Il grande focolare nella cucina, così, era aiutato dal calore degli animali sottostanti nel tenere calda la casa. Quando le famiglie erano troppo numerose, alcuni membri dovevano dormire in mezzo al bestiame, di conseguenza i contadini erano molto soggetti a gravi malattie ed infezioni. Da queste considerazioni, il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana, alla fine del 1700, progettò una nuova tipologia di abitazione. Nelle sue intenzioni era migliorare il tenore di vita in fatto di comodità, sicurezza e salubrità dei propri braccianti. Fece fare dei progetti a Firenze per nuove tipologie di case coloniche. Nelle campagne toscane, soprattutto in Valdichiana, sorsero quindi casolari tutti uguali, detti case di bonifica o Leopoldine. Si fece uso dei materiali più economici ed in seguito, anche dei materiali delle vecchie case. Le scale vennero coperte con una tettoia e messe a riparo dal nord. A piano terra spuntò il portico dove tenere gli attrezzi al riparo dagli agenti atmosferici e dove poter fare i lavori in tempi di pioggia. Le stalle furono differenziate per posizione e caratteristiche a seconda del bestiame ricoverato. Le stanze erano più ampie così che in ciascuna poteva dormire una famiglia intera. Ma la peculiarità delle Leopoldine era la colombaia che sovrastava la casa e rispondeva così alle necessità di questi animali.
Lentamente cambiano le esigenze di vita ed intorno alle isolate case coloniche, si costruiscono altre abitazioni. Ciò che però rimane costante sono gli ampi spazi interni in grado di alloggiare grandi famiglie allargate. La terra continuava ad essere il sostentamento principale delle persone, ogni figlio erano due braccia in più per lavorare.
Migliorano le condizioni di vita, si comincia ad assistere all'esodo dalle campagne alle città, inizia il progresso tecnologico e passo dopo passo arriviamo ai giorni nostri. Oggi, per strutturazione della famiglia, impegno economico e vita da pendolari, i casolari diventano un vezzo di pochi. Al contrario si predilige il piccolo appartamento dove rientrare dopo una giornata di lavoro. Spazi minimi, posizione comoda che ci permetta di avere tutto a portata di mano. Se vogliamo però potremmo vedere nell'evoluzione un ritorno alle origini. Potremmo dire che i nostri attualissimi e modernissimi open-space, altro non sono che le vecchie case rurali composte da un unico stanzone.

 

 

foto: www.inumbria.blogspot.com

 

 

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