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08/07/2012
Da Bayon a Sbrana, l'eccellenza della chirurgia
Ad Arezzo un convegno dal titolo “Lo sviluppo della chirurgia aretina dagli anni ’60 alla “robotica” per ricordare le decine di professionisti di Arezzo che hanno lasciato il segno

AREZZO - Un incontro all'Auditorium Pieraccini per il padre della chirurgia aretina, Antonio Byron commemorato da Ezio Lucacci. È stata un'iniziativa importante patrocinata da Provincia, Comune, Asl, Ordine dei medici, Fraternità dei laici e Fondazione Cesalpino.
Con emozione e commozione, il dottor Lucacci, ha ricostruito il percorso professionale e umano di Byron, modello per tutti i maggiori chirurghi della provincia.
Bayon nato, a Firenze Fiorentino nel 1923, è stato docente all'Università di Firenze e all'Università di Roma. Ha scritto oltre cento pubblicazioni scientifiche, e non ha mai abbandonato per se e per i suoi allievi un costante aggiornamento professionale.
Nel 1965 è diventato primario di urologia ad Arezzo, assumendo poco dopo la direzione della chirurgia generale, che ha guidato fino al 1992. In 27 anni ha eseguito oltre 40mila interventi.
Al suo fianco sono cresciuti coloro che avrebbero poi guidato le due chirurgie generali di Arezzo,Vittorio Caloni e Ottaviano Ottaviani, e altri quattro chirurghi divenuti primati delle chirurgie negli ospedali della nostra provincia: Gherardo Boncompagni, Ezio Lucacci, Alessandro Palazzi e Concezio Tiburzi.
«Se oggi la Asl aretina può vantare un polo chirurgico di eccellenza, dotato anche di un robot, che sicuramente ha rappresentato un salto di qualità notevole dell'offerta - è stato detto all'incontro - va riconosciuto che tutto questo nasce dalla grande tradizione chirurgica degli ospedali aretini. Dagli anni sessanta in poi l'ospedale aretino e quelli della provincia, hanno sempre garantito risposte eccellenti su questo versante, con uno sviluppo continuo delle tecniche tradizionali che negli anni si sono rinnovate con continuità e ricerca».
Un confronto fra "passato" e "presente" fra professionisti di questa disciplina di ieri e di oggi, che comunque vengono da lontano e sono figli di quella tradizione.

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